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Papua Nuova Guinea Corea del Nord Medio Oriente Gibuti
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Lo scorso 8 giugno, nella città di Port Moresby, il governo ha represso la manifestazione pacifica organizzata dagli studenti universitari, aprendo il fuoco sui civili. Stanchi della corruzione e dei continui rinvii per l’arresto del Primo Ministro papuano Peter O’Neill, i ragazzi hanno deciso di scendere in piazza, visto il poco successo dei loro scioperi, portati avanti per circa un mese ma monitorati dalle forze dell’ordine. La manifestazione si è trasformata in un breve scontro tra i manifestanti armati di sassi, mentre la polizia ha usato armi automatiche e gas lacrimogeni. È impossibile stabilire il bilancio delle vittime vista la discrepanza tra le notizie fornite dai giornali dell’opposizione e quelli filo-governativi. Il 10 maggio il “brillante” leader nord coreano Kim Jong-un ha chiuso il Congresso dell’unico partito presente nel Paese, il Partito dei lavoratori, proseguendo la politica del “byongjin”, cioè la strategia che corre sui due binari paralleli del rafforzamento militare e dello sviluppo economico, ribadendo i valori dello juche. In particolare, secondo l’agenzia ufficiale Kcna, il Paese avrebbe raggiunto risultati “miracolosi”, in quanto la produzione industriale avrebbe raggiunto il 144% dell’obiettivo, e quella elettrica il 110%. È proprio questa storpiatura dispotica dell’ideologia socialista, insegnata ai Nord coreani sin da piccoli nelle scuole, che fa sì che la famiglia dell’attuale leader mantenga il potere da anni, mostrandosi quasi come una stirpe divina agli occhi del popolo. A 2 due anni dalla sua fondazione, l’Is si trova assediate le sue due maggiori roccaforti, Raqqa e Mosul. A Raqqa le milizie curde dell’YPG e le sezioni femminili dell’YPJ assieme alle truppe regolari di Assad circondano la città, mentre i droni russi bombardano le presunte postazioni dell’Is all’interno della città. Ma è in Iraq che lo Stato islamico si trova più in difficoltà. A Mosul l’esercito regolare iracheno assieme alle milizie curde del PKK e a quelle sciite sta tagliando i collegamenti della città con l’esterno. Tuttavia, la più grande preoccupazione delle forze in campo è costituita dalla presenza di più di 50mila civili nella città usati come scudi, la cui fuga è impossibile sia per la presenza di mine antiuomo, sia per i jihadisti che uccidono chiunque provi a fuggire. Il khat è la droga più consumata in Gibuti, nel corno d’Africa. Gli abitanti si riuniscono quotidianamente per masticare le foglie di questa pianta leggermente allucinogena che toglie la fame e dà euforia. In un Paese in cui il 60% della popolazione non ha lavoro, un consumatore medio spende circa metà del suo reddito per comprare il khat. Lo Stato guadagna il 15% delle sue entrate fiscali dal commercio di questa sostanza, che riduce le energie e indebolisce chi lo consuma. Inoltre non vietando questa sostanza, il governo mantiene “buona” la popolazione che, come afferma un consumatore locale, se non fosse “distratta” si rivolterebbe per i problemi sociali. L’uso prolungato di Khat provoca cancro alla bocca, anoressia e aumenta il rischio di psicosi.