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Renzi a Mortara: «Sono qui ad ascoltare, scriveremo il programma insieme»
Per aggirare i contestatori non arriva in treno ma in auto. Davanti alla Borsa merci ci sono comunque fischi e insulti
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inviato da Demo 15/11/2017 alle ore 23:19

MORTARA. È durata poco più di un’ora, questa sera, la tappa mortarese del viaggio del segretario del Pd Matteo Renzi. Atteso a bordo del treno di “Destinazione Italia”, invece è arrivato in auto, direttamente da Novara, la tappa precedente, forse per aggirare gli ambientalisti che lo stavano aspettando numerosi alla stazione con striscioni di protesta. Il Frecciabianca è arrivato sul primo binario alle 20,32 senza di lui: ne sono scesi solo alcuni collaboratori, tra i quali il segretario provinciale Alberto Lasagna e il consigliere provinciale Emanuele Corsico Piccolini. Renzi, assieme al ministro e vicesegretario Maurizio Martina, si è materializzato a bordo di una berlina che si è fermata davanti alla Borsa merci 14 minuti più tardi. Ad accoglierli, anche qui, dietro un cordone di forze dell’ordine, numerosi contestatori: una salva di fischi, grida di «Vai a lavorare», «Schifoso», cori «Ver-go-gna».

Renzi si è affrettato a scendere dall’auto e ad entrare nella sala, indifferente agli strepiti, stringendo le mani di tutti quelli che si trovava di fronte: «Ciao», «Come state?». Dentro di contestatori non ce n’erano, il pubblico era più selezionato, composto per lo più da militanti Pd e agricoltori, perché l’oggetto della serata era il riso.

Guadagnato a fatica il palco, Renzi ha preso il microfono per illustrare le tappe odierne del suo viaggio per l’Italia (Brescia, Bergamo, Milano, Busto Arsizio, Novara) che, ha rivelato, diventerà un libro. «Sono qui per ascoltare - ha detto poi - il programma del Pd lo scriveremo ascoltando i cittadini. Ascoltare è più difficile che parlare, non basta prepararsi un discorsino. Abbiamo scelto di dedicare la serata a un settore con potenzialità enormi e problemi. Sono venuto a prendere appunti, raccogliere le segnalazioni dalla vostra terra, ricca di storia e di futuro».

Poi si è seduto in prima fila, con due telefonini in grembo, lasciando il microfono al ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che ha introdotto il tema. «Siamo qui a provare a raccontare - ha esordito - cosa sta succedendo a una coltivazione fondamentale come il riso. Stiamo vivendo una fase complicata perché nel 2009 (governo Berlusconi, ministri Zaia e poi Galan, lo ricordo) l’Italia ha firmato un accordo per aprire le importazioni di riso da paesi sottosviluppati a dazio zero, per aiutarli. Allora non si capì che se non si costruisce un giusto equilibrio l’effetto di queste scelte provoca scompensi. Si è rinunciato a costruire un punto di tenuta nella difesa della nostra produzione. È una lezione da imparare: un mercato aperto esige regole giuste».

Poi ha elencato quello che ha fatto il governo: «Noi ci siamo messi al vostro fianco e abbiamo cercato di lavorare con voi. In quattro modi: primo, siamo stati gli unici in Europa a chiedere la clasusola di salvaguardia per contestare e aggiornare quell’accordo. Stiamo chiudendo in questi giorni il dossier che presenteremo alla Commissione europea. Secondo, abbiamo approvato una riforma del mercato interno che mancava dal 1958. Terzo, abbiamo fatto un’operazione storica, introducendo l’origine della materia prima in etichetta anche per il riso. Quarto, stiamo lavorando perché anche questo settore possa sperimentare la polizza di tutela dei ricavi di chi produce. Siamo qui per capire come fare meglio questo lavoro di promozione e protezione».

Dopo gli interventi di diversi esponenti del mondo risicolo, ha concluso Renzi: «Aiutateci a rendere più attrattivo il lavoro agricolo. Noi abbiamo iniziato con misure economiche: ad esempio l’Irap e l’Imu agricola non si pagano più. Sui temi dell’agroalimentare chiedo di fare uno sforzo tutti insieme per non parlare sempre male dell’Italia. Dobbiamo dare un racconto del paese diverso, fare più squadra. Troppo spesso non lo facciamo: siamo pieni di individualità che non si passano il pallone».

Ha dedicato due parole anche ai contestatori all’esterno: «Quelli fuori sono contro i vaccini. Glielo dico con affetto: io sono per i vaccini perché sulla salute dei bambini non si scherza». Poi, alle 21,50, ha chiuso la serata. Si è fermato altri dieci minuti a stringere mani, fare foto e parlare con la gente. Poi è uscito dal retro, salendo su un’auto e andandosene, diretto alla stazione. Mentre fuori diverse decine di contestatori (non solo no-vax, almeno all’apparenza) sono rimasti ad aspettare a lungo che uscisse, invano.

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